Alitosi: come curare l’alito cattivo?

 20 aprile 2016
Posted by Dott. Fabio Calzonetti
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Il respiro umano è composto da varie sostanze volatili, alcune delle quali altamente complesse e con ampia variabilità di odori che possono generare spiacevoli situazioni cliniche come l’ alitosi. Questa indesiderabile condizione è un disturbo comune ad entrambi i sessi e a tutti i gruppi di età; essa può avere ripercussioni sull’individuo sia a livello sociale che psicologico. [1]

Eziologia dell’alitosi

L’alitosi è caratterizzata dalla presenza di molecole volatili che si sviluppano per situazioni patologiche ma anche non patologiche di origine intra o extra-orale.
I composti solforati volatili (VSC) come idrogeno solforato e metil mercaptano sono i principali responsabili dell’alitosi intra-orale.
Il dimetilsolfuro (altra classe di VSC) invece è il principale responsabile dell’alitosi extra-orale [2] , ma può contribuire al cattivo odore anche della cavità orale.

Impatto nella vita quotidiana

Le persone interagiscono tra loro tutti i giorni, e l’alitosi ha un effetto negativo sulla vita sociale di chi ne è affetto. La persona che ha l’alitosi può non essere a conoscenza di questa situazione [3] , a causa dello sviluppo di una tolleranza ai cattivi odori o a causa di un disturbo olfattivo e spesso questa condizione viene riferita dal partner ,o da un familiare , o da amici . Questa condizione, qualora si renda evidente al paziente, provoca un effetto psicologico molto negativo al punto che si può arrivare anche ad evitare la socializzazione .

Trattamento dell’alitosi

L’alitosi può essere trattata solo se si rileva con precisione la sua eziologia , determinando correttamente la sua provenienza attraverso un esame clinico approfondito. Anche se la maggior parte dei casi provengono da situazioni cliniche all’interno della cavità orale, a volte altre eziologie possono contribuire all’insorgenza dell’ alitosi orale. Se non viene rilevata l’esatta eziologia, il trattamento può non aver successo; quindi una diagnosi accurata è un fattore cruciale.

Nel caso in cui l’alitosi origina dalla cavità orale (alitosi intra-orale), la riduzione della carica batterica è essenziale.

Una gestione dei tessuti parodontali appropriata è il primo step da eseguire [4] in quanto alcune patologie come la gengivite, parodontite aggressiva, tasche parodontali, etc… aumentano la carica batterica nel cavo orale e quindi influenzano in maniera diretta l’intensità dell’ alitosi nel soggetto. Il trattamento causale iniziale, dopo aver eseguito una corretta igiene orale professionale, prevede il trattamento delle tasche parodontali attraverso la procedura di scaling (asportazione con strumento manuale di tartaro sopragengivale) e la levigatura radicolare ( procedura di asportazione del tartaro sottogengivale) con la conseguente riduzione della carica batterica che causa l’alitosi [5]. Durante la terapia parodontale l’utilizzo di un collutorio antisettico a base di Clorexidina, favorisce la riduzione della carica batterica; l’utilizzo prolungato di questa molecola può causare colorazione dei denti e delle mucose, peraltro reversibili. [6,7]

Un altro importante aspetto da curare, è una buona istruzione all’igiene orale e all’uso corretto dello spazzolino e del filo interdentale.

La lingua può causare alitosi?

La risposta è sì. A volte nonostante una buona salute parodontale, la superficie dorsale della lingua può costituire un sito di accumulo per i batteri e quindi la lingua in questo caso diventa una importante fonte di alitosi. Ovviamente pazienti con patologie a carico della lingua, specie se comportano alterazioni anatomiche (es: lingua a carta geografica), sono molto più predisposti all’annidamento dei batteri in certe zone linguali.
Per queste ragioni si raccomanda di pulire il dorso della lingua utilizzando lo spazzolino o il pulisci-lingua. Uno studio ha dimostrato l’importanza della pulizia della lingua nei casi di alitosi ad origine orale; è stata infatti riscontrata una diminuzione del 33% dei livelli dei componenti solforati volatili (responsabili dell’alitosi) nei soggetti che utilizzavano lo spazzolino e del 42% nei soggetti che usavano il pulisci-lingua. [8]

Restauri o protesi incongrue

Un alloggiamento non corretto di una protesi (es: capsula o corona dentale) oppure un restauro dentale incongruo con debordamento dell’otturazione, possono causare un ristagno di cibo con conseguente ristagno batterico e quindi una alitosi intra-orale.
Anche carie dentali non trattate, denti non vitali o devitalizzati (che hanno subito la procedura di endodonzia) con presenza di fistola o esposizione della polpa ,possono creare una riserva batterica ; quindi è molto importante, per prevenire o eliminare l’alitosi, intervenire prontamente per eliminare queste situazioni che favoriscono l’accumulo batterico.

Valutazione dell’alitosi

I metodi di valutazione di alitosi garantiscono la discriminazione di pseudo-alitosi e alitofobia. Per queste ragioni, la diagnosi dell’alitosi e la valutazione della sua severità sono molto importanti.
I più comuni strumenti diagnostici che sono stati sviluppati sono la misurazione organolettica , gas-cromatografia , monitoraggio del solfuro , il BANA test ed i sensori chimici; altri metodi un po’ meno utilizzati invece sono la quantificazione dell’attività delle β – galattosidasi, test di incubazione salivare, monitoraggio dell’ammoniaca o il metodo ninidrina.




Riferimenti Bibliografici :

1. Tonzetich J. Production and origin of oral malodor: A review of mechanisms and methods of analysis. Journal of periodontology. 1977;48:13–20. [PubMed]

2. Tangerman A, Winkel EG. Intra- and extra-oral halitosis: Finding of a new form of extra-oral blood-borne halitosis caused by dimethyl sulphide. Journal of clinical periodontology. 2007;34:748–55. [PubMed]

3. Iwakura M, Yasuno Y, Shimura M, Sakamoto S. Clinical characteristics of halitosis: Differences in two patient groups with primary and secondary complaints of halitosis. Journal of dental research. 1994;73:1568–74. [PubMed]

4. Kara C, Tezel A, Orbak R. Effect of oral hygiene instruction and scaling on oral malodour in a population of Turkish children with gingival inflammation. International journal of paediatric dentistry / the British Paedodontic Society the International Association of Dentistry for Children. 2006;16:399–404. [PubMed]

5. Klokkevold PR. Oral malodor: A periodontal perspective. Journal of the California Dental Association. 1997;25:153–9. [PubMed]

6. Roldan S, Herrera D, Santa-Cruz I, O’Connor A, Gonzalez I, Sanz M. Comparative effects of different chlorhexidine mouth-rinse formulations on volatile sulphur compounds and salivary bacterial counts. Journal of clinical periodontology. 2004;31:1128–34. [PubMed]

7. Winkel EG, Roldan S, Van Winkelhoff AJ, Herrera D, Sanz M. Clinical effects of a new mouthrinse containing chlorhexidine, cetylpyridinium chloride and zinc-lactate on oral halitosis. A dual-center, double-blind placebo-controlled study. Journal of clinical periodontology. 2003;30:300–6. [PubMed]

8. Seemann R, Kison A, Bizhang M, Zimmer S. Effectiveness of mechanical tongue cleaning on oral levels of volatile sulfur compounds. J Am Dent Assoc. 2001;132:1263–7. quiz 1318. [PubMed]

Dott. Fabio Calzonetti
Odontoiatra e Dental Blogger. Direttore sanitario dello Studio Dentistico Dott. Calzonetti.

2 comments

  1. Maria Orcca
    |

    Articolo Molto interessante e
    di rilevantissima utilità per la Salute!!
    Grande professionalità,
    da parte del Dott. Calzonetti.

    • Dott. Fabio Calzonetti
      |

      Grazie mille Maria! Mi fa molto piacere che hai trovato questo mio articolo interessante. Se vuoi seguirmi per altri articoli puoi iscriverti alla mia newsletter. Buona domenica.

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